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La tentazione è forte, nulla di musicale, lo stimolo è divertirsi con grande serietà. Vivere bene, musica o no.
Il suggerimento è: cambiare una lettera.
Divieto di erezione (in Parlamento, e anche fuori, a chi ha subito condanne definitive).
Col semplice cambio di una lettera, una erre al posto di una elle, cesserebbero le discussioni, i dubbi sulla proposta di legge, ci sarebbe molta più attenzione sull’argomento, tanto in Parlamento a quanto risulta c’è una larga maggioranza di uomini che hanno subito condanne definitive, sono loro gli interessati.
Divieto totale di erezione. In contravvenzione, randellate sul pisello, come Tafazzi.
Bertinotti, Di Pietro, Grillo, Luttazzi, Berlusconi, Fini, Casini, Bossi, tutti d’accordo.
Un’Italia forte, unita, compatta, coesa, per una volta.
Un piccolo e inutile contributo, molto vanitoso.
1-Suonare come Jeff Beck 2-Studiare con Igor Stravinsky
3-Essere eletto papa 4-Fare la rivoluzione in Italia, che ce n'è tanto bisogno 5- Volare
La notizia è dei primi mesi dell’anno, arriva dagli Stati Uniti e vale la pena di ritornarci sopra e di approfondirla, perché questo ci aiuta a capire cosa sta succedendo nel mercato della musica.
Secondo dati della RIAA (The Recording Industry Association of America) sul profilo del consumatore, nel 2006 il 26,1% degli acquisti di musica registrata sono stati fatti dal pubblico sopra i 45 anni, con un aumento di circa il 15% rispetto al decennio precedente, quando questa fascia d'età contava molto meno.
Gli ultraquarantacinquenni sono figli del boom demografico (registrato tra la fine degli anni Quaranta e i primissimi anni Sessanta, oltre 78 milioni di cittadini, più di un quarto della popolazione americana) che, più in generale, controllano il Paese, sono attualmente ben piazzati ai principali posti di comando. Questo aiuta a spiegare anche il rinnovato successo (tra gli altri) di artisti come Bob Dylan, James Taylor, Rod Stewart, Tony Bennett. Dal profilo fornito dalla RIAA emerge anche che il rock (con il 34%) nel grande mercato americano è ancora il genere più amato, seguito dal country (13%), da rap/hip-hop (11,4%), pop al quinto posto col 7,1%, jazz al 2% e classica all’1,9%. Tra i consumatori, prevalgono di poco i maschi (50,4%).
A questi dati possiamo collegare quelli dell’associazione americana dei pensionati (AARP, American Association of Retired Persons), con 35 milioni d’iscritti sopra i 50 anni, età media 65 anni, non tutti necessariamente in pensione. AARP è un’organizzazione no profit che alla fin fine rappresenta esattamente il 25% del totale della popolazione USA, metà dei quali iscritti, che ricevono due volte al mese l’AARP Magazine, il quindicinale con la circolazione più alta del mondo. Questi sono “vecchietti” che comprano CD veri, non li scaricano da Internet, frequentano concerti con biglietti costosi, perché hanno un potere d’acquisto invidiabile, sono una bella fetta di mercato, senza precedenti nella storia. Succede oggi, negli Stati Uniti.
Arriviamo finalmente a noi. Col tempo, col solito ritardo, questo succederà anche in Europa. Quando accadrà, la fascia forse più interessante e numerosa non sarà più quella dei cinquantenni (giovanissimi!), ma dei sessantenni e oltre. Sapendolo fin da oggi, ci si potrebbe pure preparare (come accade nei Paesi che si possono dire civili), senza cadere come al solito dal pero fra qualche anno. Adesso in Italia i pensionati sono 15 milioni, un quarto della popolazione. Nei prossimi anni nel nostro Paese ci sarà un grande numero di persone sopra i 65 anni: nel 2010 saranno il 31,3% della popolazione attiva, contro la media del 27,3% dell’Unione europea. Già oggi il 17% della popolazione italiana supera i 65 anni: donne e uomini, ancora attivi, spesso in buone condizioni di salute, di spirito giovanile, con interessi e passioni, ampia disponibilità di tempo libero, il più delle volte fuori dal mondo del lavoro, pensionati risolti oppure con qualche problema economico, comunque consumatori a tutti gli effetti.
Chi ci pensa? Sono una grande forza, una potenza, una bella risorsa. Visto che tutto è regolato da interessi economici, se questi consumatori d’età avanzata non stramazzano prima per l’inarrestabile ascesa del costo della vita e per il diminuito potere d’acquisto, c’è qualcuno che pensa utilmente al loro intrattenimento, a musica, radio & tv, spettacolo dal vivo per loro, per le loro tasche, per i loro gusti? Penso allo spettacolo, all’entertainment, ma è ovvio che questa è solo una parte del tutto. Possibile essere così stupidi e imprevidenti da cominciare a rinunciare fin d’ora a circa un terzo del mercato?!?