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Fateci caso: nel programma del PD (Partito democratico) la musica è citata di striscio solo un paio di volte, e il turismo si becca un generico “lo stato promuova l’Italia nel mondo”.
Forse avrete notato che nel programma del PDL (Popolo della libertà) si parla solo brevemente di legge quadro per lo spettacolo dal vivo e che si accenna genericamente alla promozione della creatività italiana, alla promozione delle “cittadelle della cultura e della ricerca”. E che il turismo, nello stesso programma, viene citato solo nei progetti per sollevare il sud, con “leggi obiettivo” speciali incentrate su turismo e beni culturali.
È ovvio, più che comprensibile che musica, spettacolo, arte, turismo, non possano essere elementi centrali in un programma politico, ma è semplicemente d’una povertà criminale che proprio in Italia nessun politico, nessun candidato primo ministro dedichi a queste miniere di ricchezza, grande patrimonio degli italiani, la giusta attenzione, anche nei programmi.
Chi svolge spesso con notevoli difficoltà mestieri legati alla musica, all’arte, allo spettacolo, al turismo, può sentirsi coinvolto dal messaggio politico?
Sono tante le persone che lavorano in questi settori, cittadini e lavoratori, elettori di cui non si tiene il minimo conto. Che mancanza di rispetto, che cecità!
Dietro questa realtà forse si nasconde un bene: tutto sommato, è meglio che sia così.
Politici lontani dal bello, in tutti i sensi.
“L'uomo che non ha musica dentro di sé, o che non è sensibile al concento di dolci melodie,
è pronto ai tradimenti, agl'inganni e alle rapine... Nessuno fidi mai in un uomo siffatto”.
William Shakespeare, Il mercante di Venezia